Stato vs sharing economy: come regolamentare i servizi collaborativi?

Stato vs sharing economy: come regolamentare i servizi collaborativi?

I servizi collaborativi stanno crescendo in tutto il mondo per numero e utilizzo e quasi ovunque si  stanno scontrando con numerosi ostacoli normativi e legislativi.
Recentemente, a Dallas e a Washington DC, gli autisti di Uber sono stati denunciati per violazioni del codice cittadino e all’inizio di quest’anno fece scalpore la notizia di un host di AirBnB multato a New York.
Spesso questi servizi operano in una zona grigia dal punto di vista normativo e fiscale e i Governi, comprensibilmente, sono preoccupati sia per la sicurezza dei cittadini –  che deve essere garantita e tutelata – sia per il rischio di evasione. Ma, considerate le potenzialità  della sharing economy, si stanno anche mobilitando per formulare sistemi di norme e leggi che ne favoriscano la crescita.
Il dibattito su cosa regolamentare e come è accesso e gli esperti della sharing economy hanno posizioni interessanti in merito.
April Rinne, Chief Strategy Officer del Collaborative Lab, crede che Governi e servizi collaborativi debbano lavorare assieme per formulare una normativa appropriata, non troppo restrittiva per non soffocare l’innovazione ma nemmeno così “de-regolamentata” da scoraggiare gli investimenti nel settore:
“ Molte delle leggi attuali sono obsolete, perché formulate prima che si sviluppasse questi servizi. E’ necessario aggiornarle, per promuovere l’innovazione e riconoscere il valore generato dalle attività del consumo collaborativo. Questo non significa necessariamente rottamare l’esistente, si può immaginare una combinazione di norme integrative, esenzioni e nuove leggi in futuro”.
Catherin May Lamberton, Professore dell’Università di Pittsburgh, ritiene che la sharing economy tuteli maggiormente i cittadini rispetto all’economia tradizionale:
“Nella sharing economy i sistemi di protezione degli utenti sono meno necessari che in altri contesti. In primo luogo, la normativa c’è già e può essere applicata: un contratto rimane un contratto, la negligenza rimane negligenza e una frode rimane frode. In secondo luogo, come hanno notato molti autori, i servizi collaborativi più fiorenti dispongono di validi sistemi per la segnalazione dei cattivi comportamenti. La reputazione è fondamentale. Quindi, chi aderisce a questi servizi è più motivato a rispettare le norme e a vigilare affinché vengano rispettate dagli altri “.
Secondo il Direttore della Comunicazione Corporate di RelayRiders, Steve Webb, è nell’interesse stesso di RelayRiders sottostare a norme ancor più restrittive dei regolamenti governativi:
Fiducia e sicurezza sono la linfa vitale di RelayRides. Quando abbiamo iniziato, era nostro interesse creare un mercato sicuro e protetto, ed è per questo che i nostri requisiti per la guida sono più restrittivi di quanto previsto dalle leggi dello Stato”.
Janelle Orsi, autrice di “ Practicing Law in the Sharing Economy”, crede che si debba differenziare tra grandi aziende e piccole realtà:
In un momento in cui le opportunità di lavoro sono scarse, realtà come AirBNB consentono alle persone di sperimentare nuove e creative modalità di guadagno. Le città, gli stati e il governo federale dovrebbe consentire, in misura ragionevole, lo sviluppo di micro-imprese che si ispirano alla sharing economy  – come i B&B a conduzione familiare, il ride sharing, il car sharing. La parte più difficile è stabilire a quanto corrisponda questa “misura ragionevole”…
Andrew Pontti, Consumer Educator di Sunrun, sostiene che la normativa dovrebbe incoraggiare lo sviluppo di nuove idee:
“La sharing economy ha portato prodotti e servizi innovativi, ma è considerata una minaccia dalle aziende tradizionali. Sunrun ha affrontato sfide incredibili con le compagnie elettriche, che hanno cercato di impedire lo sviluppo del solare. In realtà, i Governi dovrebbero emanare leggi che proteggono le nuove idee; quando si incoraggia la crescita, si salvaguardano le scelte dei consumatori e si permette al proprio Paese di diventare leader globale dell’innovazione “

Per approfondire: John KUO per Nerd Wallet Investing

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