Da #Occupy Wall Street a TikTok: è finita l’era della partecipazione?

Da #Occupy Wall Street a TikTok: è finita l’era della partecipazione?

Un recente articolo dell’Economist spiega quello che tutti noi più o meno stavamo già osservando: i social media sono diventati sempre meno sociali. “La strana magia dei social network online”, si legge, “è stata quella di combinare le interazioni personali con la comunicazione di massa. Ora questo amalgama si sta nuovamente dividendo in due. Gli aggiornamenti di stato degli amici hanno lasciato il posto a video di sconosciuti che assomigliano a una tv iperattiva mentre la discussione sta sempre più migrando verso gruppi chiusi, come le e-mail, le chat e così via” (Ne avevamo già parlato qui).

E’ finita dunque l’era della partecipazione?

Questa domanda, tra le altre, mi frulla in mente già da un po’. D’altra parte, scrive sempre l’Economist, “Facebook stesso conta ancora più di 3 miliardi di utenti. Le app sociali occupano quasi la metà del tempo trascorso sullo schermo del cellulare, che a sua volta consuma più di un quarto delle ore di veglia. Nel 2020, con l’avvento del mondo online, le app assorbono il 40% del tempo in più rispetto al passato”. Se anche i social sono moribondi, quindi, sembra che noi continuiamo a frequentare sempre di più i luoghi digitali, anche se questi sembrano essere sempre meno piazze e sempre più spazi dove andare a fruire contenuti passivamente.

Web 1.0 - 2.0 - 3.0
Photo by Shubham Dhage on Unsplash

Sappiamo bene che quando un mezzo di comunicazione nasce e diventa mainstream o cambia – come in questo caso – siamo sempre davanti a grandi trasformazioni perché la sua presenza influisce sulle nostre abitudini, sul nostro modo di apprendere, di relazionarci, di fruire le informazioni. Si pensi alla televisione: con la sua diffusione le persone si sono rintanate in casa, la socialità ha perso luoghi, il consumismo è diventato un fenomeno di massa, l’informazione è diventata mediata e diffusa. Ma si pensi anche all’arrivo del web 2.0.

Quando questo è comparso, vent’anni fa (eh sì, sono 20!!!) aveva lasciato immaginare la nascita di una nuova era. Chi non si ricorda, gli entusiasmi di noi tutti verso il nuovo consumatore del terzo millennio che grazie al web 2.0 diventava sempre più attento, più informato, più connesso e quindi più consapevole? Un consumatore che diventa prosumer, perché grazie ai social e alla tecnologie era in grado all’improvviso di essere allo stesso tempo produttore e consumatore. La sharing economy aveva poi fornito a questo consumatore anche un nuovo modello di business per esprimersi –  il modello piattaforma – che trasformava completamente il modo di usufruire dei servizi ma anche di gestire un’impresa, chiamata ad essere non più erogatore di servizi ma  abilitatore di persone e di comunità.

Se anche i social sono moribondi, quindi, sembra che noi continuiamo a frequentare sempre di più i luoghi digitali, anche se questi sembrano essere sempre meno piazze e sempre più spazi dove andare a fruire contenuti passivamente.

La partecipazione era quindi nei servizi, nell’impresa, nell’organizzazione ma anche nelle piazze. Il movimento Occupy Wall Street prima e le primavere arabe poi, sembravano aver portato questa consapevolezza del nuovo cittadino del terzo millennio anche su un piano politico e non solo nei grandi centri dell’occidente, ma anche laddove la democrazia non c’era.

Anche a casa nostra, nel nostro piccolo, un consumatore più attento era diventato un cittadino più attento, e soprattutto il web e i suoi strumenti avevano permesso anche la nascita di tante iniziative che erano diventati servizi, associazioni, nuove forme di volontariato, nuovi modi di intendere l’impresa e le relazioni fuori e dentro di esse.

Wall Street.
Wall Street. Photo by Daniel Lloyd Blunk-Fernández on Unsplash.

Sono stati anni belli, forse i più belli che la mia generazione abbia vissuto. Ma mentre tutto questo accadeva c’era qualcuno che già lavorava affinchè tutto questo potesse finire. Le primavere arabe sono fallite lasciando tanto spazio al caos e al terrore. Ma se questo lo abbiamo vissuto in maniera lontana (sebbene ne paghiamo le conseguenze tutti i giorni), sulla nostra sensibilità hanno iniziato a insinuarsi impressioni che il web non fosse poi quel luogo tanto sicuro e democratico che avevamo conosciuto e sperato. Lo scandalo Cambridge Analytics, e le sempre più chiare  interferenze nelle elezioni americane e di tutto il mondo, le fake news, gli haters e tutti i cosiddetti  “lati oscuri” dei social, hanno via via inciso sempre più intensamente sul nostro entusiasmo e sulla nostra voglia di partecipare attivamente ai social network. E’ stato un lento e forse anche silenzioso disaffezionamento che ha portato una certa stanchezza ma anche che, credo, abbia inciso anche nel salutare Tik Tok con tanto entusiasmo. Finalmente Tik Tok ci ha tolti dall’imbarazzo e possiamo tornare a non partecipare.

Rimane quindi la domanda: siamo alla fine dell’era della partecipazione o forse emergeranno nuovi contesti, nuovi modi – forse ibridi – di interagire e fruire insieme? Se al tempo del web 1.0 eravamo attori passivi, con il web 2.0 siamo diventati prosumer, in questa nuova fase cosa diventeremo?

Si chiama reflusso?

Io che ho vissuto – anzi subito – gli anni ottanta mi va di chiamarlo così. Ma forse sbaglio. Certo è che qualcuno ha saputo leggere i tempi e nel proporre Tik Tok ha fatto bingo, costringendo Instagram e Facebook a inseguire. Elon Musk ha fatto il resto, distruggendo il social che forse più di ogni altro aveva contribuito a illuderci che qualcosa potesse davvero cambiare: Twitter.

Rimane quindi la domanda: siamo alla fine dell’era della partecipazione o forse emergeranno nuovi contesti, nuovi modi – forse ibridi – di interagire e fruire insieme? Se al tempo del web 1.0 eravamo attori passivi, con il web 2.0 siamo diventati prosumer, in questa nuova fase cosa diventeremo? Torneremo a essere passivi o saremo qualcos’altro che ancora non riusciamo a immaginare? E tanto per mettere altra carne al fuoco: quale ruolo avrà l’intelligenza artificiale generativa nel nostro modo di partecipare? Ci renderà sempre più attivi, o sarà l’ennesimo, ripiegamento verso la solitudine e passività?

Domande che mi frullano in testa e che vi sottopongo per non essere sola nella riflessione e alimentare la partecipazione (ancora una volta, per favore). Sono laureata in storia, e credo che le fasi storiche tornino e si ripetano, ma che non rimangono mai uguali a se stesse. Per cui non credo davvero che torneremo ad essere quelli che eravamo negli anni ottanta e novanta, ma non sono neanche tanto sicura che staremo meglio di quelli che eravamo all’inizio degli anni duemila.

Foto di Nathan Dumlao su Unsplash