CoRete, collaborazione a Roma

CoRete, collaborazione a Roma

di Daniele Bucci, Sebastiano Pirisi, Leonardo Zaccone

Una delle caratteristiche più affascinanti di Roma, al tempo stesso il maggior difetto, è il suo essere una falsa metropoli, composta da tante isole chiamati quartieri con una propria identità spesso isolata dal resto della città.
Capita così che quando Roma Makers decide di fondare il primo FabLab romano, scelga Garbatella, ritrovandosi a pochi passi dal primo Urban Center realmente attivo in città, animatore del coworking sociale Millepiani. Pur non conoscendosi prima, le due realtà si trovano da subito a collaborare, un po’ per scelta, un po’ per visione, un po’ perché coinvolte spontaneamente da un quartiere che fa della condivisione e dell’attivismo sociale la propria identità culturale. Siamo nel gennaio 2014.

Mentre si inizia a sperimentare questo piccolo distretto del lavoro collaborativo, due eventi spingono ad allargare il percorso: a giugno la Regione Lazio convoca un tavolo per discutere, con tutte le realtà del lavoro collaborativo del territorio, delle linee guida sul tema. Luogo del tavolo è proprio il coworking Millepiani che assume l’incarico di individuare le realtà presenti e con loro aprire un ragionamento su cosa caratterizza e distingue il lavoro comune di tutti a Roma. Questo tavolo inizierà a riunirsi periodicamente fino alla primavera del 2015.

A ottobre 2014, nel quartiere periferico di Tor Sapienza si scatena una manifestazione violenta nei confronti di un centro di accoglienza per rifugiati. In risposta al degrado e alla violenza alcune persone decidono di voler aprire un coworking / fablab proprio a Tor Sapienza. Per questo, nel marzo del 2015, si rivolgono al distretto informale di Garbatella. Da questo incontro nasce “IlTerzoSpazio”, luogo di aggregazione collaborativa nella periferia est.
Quest’esperienza fa sorgere una domanda urgente: perché non creare un percorso comune di collaborazione urbana per tutte le realtà del lavoro collaborativo di Roma?
In fondo, l’idea è di scalare il principio della collaborazione tra professionisti diversi all’interno di un coworking, portandolo alla collaborazione tra realtà diverse all’interno di una città complessa come Roma, provando a superare quel difetto di cui parlavamo all’inizio.

Il coordinamento romano delle realtà collaborative

Nell’ottobre 2015 i tempi erano maturi, quindi abbiamo deciso di riunire le persone provenienti dai diversi spazi collaborativi di Roma per un incontro all’interno di Officine 0.
In questa prima riunione aperta, i partecipanti sono stati molti, provenienti da ambiti differenti, coworking, coliving, makerspace, fablab e organizzazioni creative di diverso genere. Si è trattato del primo vero momento di progettazione partecipata, dove ognuno ha potuto presentarsi agli altri e conoscere le molte facce delle realtà collaborative di Roma. È stata anche la prima possibilità di scontro e confronto, in quel processo di aggregazione e disgregazione che forma una rete.
Qualche giorno dopo alcuni dei partecipanti sono andati a Milano per partecipare a Sharitaly, durante quei giorni intensi è nata spontanea la necessità di capire meglio come funzionavano i diversi modelli territoriali già esistenti (Bologna, Milano, Mantova, ecc) e di iniziare ad immaginare cosa si sarebbe potuto replicare e cosa si doveva ricontestualizzare a Roma.
Tornati nella capitale abbiamo iniziato ad intensificare gli sforzi e lavorare ad un laboratorio di co-progettazione per produrre qualcosa di concreto.
Per un mese e mezzo ci siamo incontrati, di persona, online, in spazi collaborativi ed in piattaforme condivise, per definire come co-progettare l’evento di co-design.

Il 9 e 10 gennaio il CRCR (coordinamento romano delle realtà collaborative) si riunisce al coworking Millepiani per dare vita ad un evento al quale partecipano circa 80 persone provenienti dai molteplici spazi collaborativi:
Millepiani, Roma Makers, Studio Superfluo, L’Alveare, Officine Zero, Officinelibetta, Together, Cowo/360, SPQwoRk, I Love Torpigna, Binario Uno, CoderDojo, Il Terzo Spazio, Naked City Project, Reter, Ouishare, Kalipè, Fusolab, OpenHub, Anonima Macchinette, Nois3, Italia che Cambia, Università di Tor Vergata, Girl Geek Dinners, Università Luiss, FilmAker, ForumPA.
Gli 8 team di lavoro sono stati decisi secondo una logica collaborativa, partita da un processo online di raccolta proposte e conclusa lo stesso giorno dell’iniziativa attraverso una clusterizzazione partecipata.
I temi sviluppati sono stati:

  • – Identità
  • – Mappatura
  • – Piattaforma
  • – Gestione collaborativa costi/risorse
  • – Comunicazione
  • – Partnership
  • – Ricerca
  • – Rapporto PA

 

Lo spirito della rete si è formato quindi sulla necessità di agire nel concreto, con una logica bottom up ed un approccio decentralizzato. È un processo di evoluzione, una rete che si espande e che attrae sempre più realtà.
L’obiettivo è quello di diventare un incubatore anomalo, nel quale tutte le persone che lavorano su una parte del progetto mirano alla propria sostenibilità ed autosufficienza, ma allo stesso tempo si sentano proprietari del macro organismo emergente.

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Futuro e possibilità

Dopo aver gettato le basi di questa struttura era arrivato il momento di trovare un nome. Come per il processo di identificazione dei tavoli di lavoro per le giornate di co-design, anche per il nome si è deciso di agire in maniera totalmente collaborativa. In tre settimane ognuno ha potuto proporre un nome e poi votare quello preferito tra decine di sigle, nomignoli, nomi altisonanti e giochi di parole, dopodiché, il 10 febbraio, nella sala grande del Coworking l’Alveare la comunità ha scelto di chiamarsi CoRete.

Ha scelto il proprio nome, quello più rappresentativo di una identità tutto fuorché univoca e definita. La pluralità caratterizza questa comunità, fatta di differenze che collaborano, di un mondo tondo che ha la faccia di più persone, di più quartieri e di tantissime competenze.
Ha la faccia tosta di volersi rappresentare da sola e di voler rappresentare Roma.
Ma nessuno vuole parlare per conto di un’intera città senza averne il permesso, per cui CoRete ha deciso di non diventare un’istituzione chiusa e l’ennesimo circolo impermeabile, ma vuole aprire il proprio percorso a chiunque ne voglia fare parte.
Roma è troppo grande e complessa per essere circoscritta da una sola realtà e da una sola rete, servono momenti di incontro tra chiunque stia costruendo percorsi di crescita, sviluppo e rinnovamento in questa città.
Questa rete vuole offrirsi alla comunità cittadina come uno strumento aperto. In tutto e per tutto. A cominciare dalle fondamenta, dal proprio simbolo.
È stata lanciata la call per il logo.
Sono state raccolte le proposte per settimane, fino ad arrivare a venerdì 11 marzo, giorno in cui, al Caffé Letterario, i loghi più convincenti sono stati selezionati.
Anche in questo caso, la scelta è stata aperta alla comunità e alla cittadinanza.

Questi sono i primi passi di un qualcosa che vuole essere nuovo. Tutte le persone che partecipano a questa rete lo fanno per i più svariati motivi, chi per fiducia, chi per spirito d’avventura, chi per rispondere all’immobilità, chi per chiarirsi le idee e altri, semplicemente, per farsi spazio.
Ciò che è importante è che tutti condividiamo l’idea che si può creare qualcosa di inedito e funzionale all’economia romana.
Il progetto è molto ambizioso.
Abbiamo visto il modello Milano e ammirato il modello Bologna, e si è proposto di applicare questi modelli alla capitale, non calcolando le innumerevoli differenze che caratterizzano queste città e questi territori.
È tempo che Roma e le comunità che la animano, la vivono e la soffrono tutti i giorni, spoglino questa città dal ruolo di eterna capitale soprammobile, sferzata da malaffare e malapolitica, da cemento e cattiva gestione, da affari loschi e accordi polverosi.
Ciò che è doveroso fare, è far si che questa metropoli trovi un suo modo di essere vivibile. Ripartire da se stessi, dalle competenze in campo, dalle possibilità che il territorio ti da.
Spazi abbandonati o sottoutilizzati, migliaia di persone che hanno competenze fortissime in qualsiasi ambito, spirito di collaborazione e l’obiettivo di creare un’economia reale, forte e prospera.
Perché questo è il nocciolo di tutta la questione.
L’economia. La gestione delle proprie risorse.
Quali sono le risorse in campo? Le persone.
Sono le persone che animano gli spazi, che vivono i musei, le università e le piazze, sono le persone la risorsa su cui puntare.
Questo è CoRete. Una trama fitta di saperi e di spazi di innovazione e sviluppo.

Sarà compito della rete mostrare a tutta la città il potenziale di questo progetto.
Sarà compito dell’amministrazione, qualsiasi amministrazione sarà, riuscire a capire come abbracciare questo progetto senza soffocarlo.
Poi, si vedrà. È tutto da scrivere. Tutti insieme, chiaramente.

Daniele Bucci
Daniele Bucci (Roma, 1987) è un systemic designer e project manager, con focus su sostenibilità, making e creazione di reti.
Collabora con diverse realtà attive nel campo della sharing economy e l’innovazione sociale.

Sebastiano Pirisi
Nato a Nuoro quasi trent’anni fa, ho varcato il mare per studiare e per diventare poi product e interior Designer per Studio Superfluo. Partecipo attivamente alla costruzione di comunità innovative come CoRete e Ouishare, scrivo per piacere e per terapia sul mio blog Nibe. In passato ho fatto parte del progetto Cantiere Barca a Torino e ho fondato con altri amici il collettivo di ricerca sistemica Sustainable Making.

Leonardo Zaccone
Leonardo Zaccone (Roma, 1978) Musicologo, performer, educatore. Studia i processi interattivi, sia tecnologici che umani, in ambito artistico, sociale, ludico ed educativo. Tra i fondatori del FabLab Roma Makers di cui oggi è il Community Manager

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