Turismo & Sharing Economy 2019

Turismo & Sharing Economy 2019

Grazie a un lavoro promosso da CNR abbiamo mappato le piattaforme di sharing economy nell’ambito del turismo in Italia. Sappiamo che è un piccolo spaccato di una sharing economy che è cambiata molto e che non è più composta solamente da piattaforme, ma crediamo sia interessante comunque vedere come il panorama dei servizi di sharing digitale sia comunque in crescita e in continuo movimento.

Le startup attive che praticano la sharing economy nel turismo attive sono 22 startup. I criteri utilizzati per selezionarle sono gli stessi usati per le mappature della sharing economy pubblicati negli scorsi anni.
Come si evince dall’infografica le piattaforme nel 2019 sono aumentate del 37.5% rispetto al 2017, anno in cui c’era stata una lieve flessione.

Rimane come sottosettore importante quello dell’experience che mostra diverse piattaforme nonostante ci sia la presenza di un player così importante come Airbnb. In particolare, rispetto al 2017 che erano 5, oggi ci sono 4 piattaforme che offrono solo esperienze e 2 che offrono sia alloggi che esperienze.
La crescita delle start up è da attribuirsi non a un settore ma all’implementazione di diverse declinazioni del modello sharing su beni diversi. Per esempio, tra le start up censite più recentemente ci sono Fairbnb, Wimdu, Taldèg (Home sharing), Gardensharing, Bagbnb, Marina App, Babyguest (Altro) e Goboony (Camper sharing).

Tutte le aziende per definizione transano fra pari (p2p) ma è interessante notare come il 54% ha un’offerta anche dedicata al business, un dato significativo se si pensa che nel 2017 il dato delle piattaforme che offrivano un servizio anche per le imprese era il 33.6%. Minima, invece, la percentuale delle start up che praticano il B2B, con un totale del 13% tra le start up mappate.

Sette delle start up sono straniere che operano in Italia, cinque di esse europee (Francia, Germania, Paesi Bassi) e due americane.

Il tipo di transazione che continua ad essere più diffusa è quella monetaria, mentre sono solo tre le start up che propongono uno scambio non monetario e ancora di meno quelle che implementano l’uso della moneta virtuale (una start up). Osservando gli scambi tra i pari, è possibile notare che quasi il 77% delle startup mappate propone lo scambio di beni, mentre circa il 36% offre uno di scambio competenze e un 27% uno di servizi tra gli utenti. L’offerta minima è quella dello scambio di tempo, con il 9% del totale.

 

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