Se l’impresa sociale è collaborativa: a Sharitaly il workshop P2P firmato Desis

Se l’impresa sociale è collaborativa: a Sharitaly il workshop P2P firmato Desis

Intervista a Daniela Selloni sul workshop di martedì 10 novembre

 

Non sarà un workshop “didattico”. Non ci saranno ricette belle e pronte da imparare a memoria, né soluzioni preconfezionate da portare intatte a casa. Il workshop che animerà parte della seconda giornata di Sharitaly, curato da Daniela Selloni e Marta Corubolo di POLIMI DESIS Lab, sarà innanzitutto “una simulazione di scenari”, cinque per l’esattezza, rappresentativi dei settori in cui tradizionalmente opera l’impresa sociale. “Per ogni scenario proveremo a ragionare insieme su come poter costruire meccanismi di collaborazione e condivisione, con un occhio all’attualizzazione di questi meccanismi in chiave sharing”, chiarisce subito Daniela: un momento di riflessione “tra pari”, certamente guidato da un percorso, ma dall’esito aperto e non precostituito.

Con una proposta metodologica tutt’altro che prescrittiva, dunque, il workshop sembra piuttosto informato ad un approccio che potremmo definire alla Ostrom, in ossequio alla grande teorica dei beni comuni e coerentemente con l’oggetto di analisi che si vuole indagare: l’impresa sociale collaborativa.

Potresti spiegare meglio cosa intendi quando parli di “simulazione di scenari”?
Intendo dire che dal workshop non si esce come con una “ricetta di design” da applicare all’impresa sociale, ma con delle domande mirate che possono attivare dei meccanismi di collaborazione: il workshop non ha un approccio ‘soluzionista’ (nel senso di risolvere problemi e fornire soluzioni) ma mira invece a costruire un terreno e un contesto, a costruire una cornice di senso per la collaborazione, ecco perché si usa la simulazione di scenari e c’è quindi un certo grado di “fiction”. Il workshop usa un approccio di design thinking in generale, non solo di design dei servizi. Anzi, utilizza maggiormente il design strategico e la scenaristica, proprio perché vuole proporre una riflessione più ampia, non solo sui servizi, che sono solo una parte dell’intero “sistema di collaborazione” che si deve costruire.

Quali sono esattamente gli obiettivi del workshop e perché un focus sulle imprese sociali?
L’obiettivo è quello di far emergere delle “chiavi per la collaborazione”, ovvero quell’insieme di approcci e meccanismi che possono facilitare la collaborazione all’interno di un’organizzazione, e, eventualmente, farla emergere in maniera inedita e inaspettata.
Le imprese sociali e i vari soggetti del terzo settore hanno già nel loro DNA numerosi elementi caratterizzanti la sharing economy (condivisione di risorse, coinvolgimenti degli utenti nelle attività, etc.) ma sono soprattutto quelli relativi alla collaborazione che dovrebbero maggiormente caratterizzarle, e quindi il workshop si propone di indagarli insieme.

Come sarà strutturato e quali sono le caratteristiche distintive del vostro workshop?
La caratteristica distintiva del workshop è il suo carattere di fiction, nel senso che simula delle sfide tipiche dell’impresa sociale (molto generali) e poi cerca via via di collocarle in un contesto animato da una rete di attori specifica, e composto da un insieme di risorse materiali e immateriali.
E’ suddiviso in tre parti principali (a parte l’introduzione di setting e il finale di condivisione dei risultati):
Introduzione: si presentano i diversi scenari, con le sfide per ciascun gruppo (ed è ovvio che si lavori in gruppo, se no che collaborazione è?!).
1. Le Barriere alla Collaborazione. Quali ostacoli impediscono un’evoluzione dell’azienda verso la sharing economy? Quali paure frenano l’apertura verso processi collaborativi? Quali risorse mancano o sono difficilmente reperibili? La sessione sarà dedicata all’individuazione delle barriere che ostacolano lo sviluppo delle pratiche di collaborazione e condivisione all’interno di ciascun scenario.
2. Gli Attori delle Reti Collaborative. Quali attori fanno parte di una rete collaborativa? Su quali connessioni si costruiscono relazioni tra soggetti diversi tra loro? Quali ruoli sono necessari? Chi è più o meno coinvolto in questa collaborazione? Quando la collaborazione è più orientata alla relazione o alla prestazione? Quando la collaborazione è troppo faticosa per gli attori coinvolti?
3. Le Chiavi della Collaborazione. Quali dinamiche attivano la collaborazione all’interno di un’impresa? Che tipo di processi di condivisione possono essere messi in atto per produrre innovazione? Il processo creativo e gli strumenti creati ad hoc permetteranno di identificare le chiavi di attivazione dei processi collaborativi.
Alla fine ciascun gruppo produrrà una sintesi ad hoc per il proprio scenario, evidenziando le barriere principali, gli attori con il ruolo più importante e le “eventuali chiavi che si possono usare’.

Ultima domanda: in cosa consiste, secondo te, il valore aggiunto che l’approccio collaborativo può apportare al management di un’impresa sociale? E al terzo settore in generale?
L’approccio collaborativo costituisce indubbiamente una risorsa in più per risolvere le sfide della contemporaneità, che sono per loro natura plurali, ibride, multidimensionali… Hanno quindi bisogno di collaborazione tra più soggetti per essere affrontate. Tuttavia, una risposta realmente definitiva non può, ancora, essere data.

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