Quando regolamentazione fa rima con innovazione

Quando regolamentazione fa rima con innovazione

Com’è noto, uno dei punti chiave per lo sviluppo della sharing economy riguarda le normative locali atte a regolamentare questo settore finora scoperto. Dove, pur con l’inevitabile rodaggio normativo, le autorità sono comunque chiamate ad «abbracciare il cambiamento e l’innovazione per adattarsi alla rivoluzione digitale» – nella sintesi di Kevin Johnson, sindaco della capitale della California, Sacramento.

Riferendosi alla «più innovativa delle industrie della Next Economy, il ride-sharing», Johnson sottolinea infatti che questa potrebbe subire danni irreparabili dalle normative che il Consiglio Comunale sta dibattendo in queste settimane. «Sappiamo bene che per tenersi al passo dell’era moderna, dobbiamo essere innovativi.  Se tocca alle città guidare la ripresa economica nazionale, allora dobbiamo diventare laboratori e incubatori di cambiamento.  Eppure la legislazione statale in discussione, che prevede per le aziende del ride-sharing le medesime norme assicurative applicate ai taxi vecchio stile, finirebbe per scoraggiare l’innovazione e imporre concezioni obsolete alle aziende della Next Economy quali Uber e Lyft».

Invece, conclude l’editoriale del sindaco, la California deve confermarsi motore di progresso e di crescita, anche perché il ride-sharing funziona sia per gli autisti che per i clienti. E quindi: «Si tratta di idee e tecnologie nuove che stanno riplasmando la  comunità e costruendo un futuro migliore. Dovremmo farle nostre. Niente al mondo può fermare un’idea che arriva al momento giusto».

D’altronde quest’approccio, tanto pragmatico quanto localizzato, va trovando concreta applicazione per la prima volta: è il caso di Portland, in Oregon. La settimana scorsa il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità le procedure per il rilascio di permessi a cittadini che vogliono affittare una o due stanze della propria abitazione per brevi periodi. Il permesso annuale, previa ispezione dell’apposita agenzia e ratifica ai vicini, costerà 180 dollari, e si parte a inizio settembre.

«Occorre trovare un equilibrio per favorire le attività commerciali, incluse queste di nuovo tipo, e salvaguardare i nostri stupendi quartieri», spiega il sindaco Charlie Hales. «Credo proprio che stavolta abbiamo fatto le cose per bene». Anche il portavoce di due Associazioni di quartiere riconosce che quanti usufruiranno di questi servizi saranno per lo più persone responsabili, pur aggiungendo che «ovviamente sarà un piccolo shock per qualcuno scoprire che il vicino di casa fa l’affitta-camere». E d’altronde Airbnb già vanta un discreto seguito nella zona, con annessi benefici per l’economia personale e locale – attività che ormai non conviene a nessuno tenere fuori-legge.

Non a caso sul blog della stessa Airbnb si esprime soddisfazione per questa «saggia regolamentazione», che si affianca al recente accordo raggiunto sempre con l’amministrazione di Portland per raccogliere le tasse degli utenti (al pari di hotel e pensioni tradizionali) e versarle in un’unica rata annuale al Comune. Ulteriore norma chiave che la start-up spera di ottenere anche dalle autorità di San Francisco e di altre località USA

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