Community che trasformano organizzazioni e servizi | Marta Mainieri

Community che trasformano organizzazioni e servizi | Marta Mainieri

Community che trasformano organizzazioni e servizi

Marta Mainieri

 

Abbiamo lanciato insieme a Saverio Cuoghi una nuova collaborazione con Innovazione 2020: podcast nei quali indagheremo a due voci il tema delle community, invitando i protagonisti dei casi italiani. In questo primo incontro, Marta Mainieri, fondatrice di Collaboriamo, racconta come la dimensione collaborativa sia entrata nelle organizzazioni dando vita a nuove opportunità e a nuovi servizi che superano le logiche divisorie fra profit e non profit, digitale e territoriale e così via.

Vi invitiamo a rimanere attenti per i prossimi incontri!

 

 

 

ESTRATTI DELL’INTERVISTA

Cosa è successo alla sharing economy del 2013? Che evoluzione c’è stata?

Nel 2013 si pensava a una sharing economy totalmente digitale. Oggi invece le logiche collaborative sono uscite da una dimensione esclusivamente digitale e sono entrate nei luoghi, che si ibridano con servizi collaborativi. Inoltre, sono entrate all’interno dell’organizzazione dei servizi; stanno nascendo sempre più servizi, infatti, che si basano su logiche di comunità.

Cosa s’intende per community brand?

Sono organizzazioni che si formano intorno a una frustrazione, a un desiderio, a un’idea spontanea che viene lanciata per lo più in rete e intorno alla quale si aggregano persone. Queste diventano poi un brand, un’organizzazione più o meno riconosciuta che offre dei servizi e che inizia a trovare dei modi per diventare sostenibile. Le ho chiamate community brand per fare un po’ la differenza rispetto a quelle che erano le brand community di un tempo. Se una volta, infatti, i servizi nascevano dentro all’organizzazione/brand, oggi il processo è inverso. Prima si ha un’idea fuori dall’organizzazione, si lancia in rete, si vede se c’è aggregazione, da qui si inizia a coprodurre il servizio e a quel punto si trasforma in un’organizzazione.

Quali sono le dinamiche rispetto agli attori presenti nel mercato?

Quando queste organizzazioni arrivano sul mercato hanno già un pubblico di riferimento e questo è un vantaggio competitivo enorme, perché nascono dalle passioni di chi le propone. Hanno già le persone e hanno capito i loro interessi, quindi quando forniscono i servizi richiesti, possono diventare più competitive rispetto alle aziende tradizionali.

Come possono copiare quei modelli le aziende tradizionali?

Gli esempi che sto studiando vengono tutti dal basso, nascono tutti dalle idee, dalle passioni e frustrazioni di persone che decidono di lanciare un’idea, lavorare, e aggregare su quella. E allora le aziende o gli attori tradizionali possono intercettare qualche passione, qualche bisogno? Qual è il loro ruolo? Gli attori tradizionali possano fare diverse cose con queste community.

  • La prima è quello di conoscerle e provare in qualche maniera a fare delle collaborazioni con loro, è un primo approccio win win, perché entrambi riescono a trovare delle soluzioni.
  • Un’altra possibilità è quella di ibridare, continuare a fare il proprio business, ma provare ad aprire dei servizi che abilitano delle community.
  • Una terza possibilità è quella di lanciare un proprio servizio, provare a fare comunità e offrire servizi dedicati, aprendo un business alternativo.
  • Un quarto modo, che è più completo e più difficile, è quello di trasformarsi in una community brand. Tutta l’organizzazione si rimodella e si ridimensiona in una funzione di ascolto della community e anche di definizione di nuovi servizi che vanno aldilà di ciò per cui è nata l’azienda stessa.

 

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