Mi piace pensare che senza di me non avrebbe potuto farlo. Storia di Alessandra, raiser per caso

Mi piace pensare che senza di me non avrebbe potuto farlo. Storia di Alessandra, raiser per caso

Alessandra ha poco più di quarant’anni, due figlie, e un marito che fa il geologo. Si muove con disinvoltura sui media digitali, ma non sa che cos’è la sharing economy e a stento conosce il significato della parola crowdfunding. Però quando parla di Gianni Maroccolo, ex bassista dei Litfiba, dice di essere sua “raiser”, finanziatrice, e pronuncia quel sostantivo con un certo senso di orgoglio, sentendosi parte di un progetto che le piace. 

Alessandra è diventata “raiser” per caso, senza quasi accorgersene. Una sera di gennaio, tornando a casa dopo un concerto dei Litfiba, ha iniziato a seguire la pagina di Facebook di Gianni Maroccolo e lì ha scoperto che, se avesse voluto il prossimo album del bassista, non avrebbe potuto comprarlo in un negozio, né in nessun altro punto vendita, ma avrebbe dovuto finanziarlo in anticipo attraverso il progetto di crowdfunding VDB23 “Nulla è andato perso”, che il bassista ha lanciato sulla piattaforma Musicraiser. “Un esperimento”, spiega Maroccolo nella pagina dedicata al suo progetto “per sondare la possibilità di produrre anche in Italia senza discografici, senza marketing e distribuzione, senza intermediari per la vendita”. Un modo per accorciare la filiera ma soprattutto di dare la possibilità di emergere anche a chi non ce l’ha.  

Alla campagna, attiva dal dicembre 2012 a febbraio 2013, si poteva partecipare  offrendo da un minimo di 25euro per CD e vinile a un massimo di 80 euro per CD, vinile, album fotografico e tanto altro. Maroccolo aveva l’obiettivo minimo di raggiungere 9.000 euro, ma ne ha raccolti tre volte tanti, 27.000, riuscendo a coinvolgere 622 raiser. Tra questi Alessandra che ha investito 50 euro in cambio dei quali a luglio riceverà un CD e un album fotografico. Ricompense esclusive  e  personalizzate (“arriverà a casa il mio CD con una dedica” racconta), come si merita chi ha dato fiducia. Quando Alessandra ha versato i suoi cinquanta euro, infatti, il progetto di Maroccolo era un’intenzione, una promessa, e a garanzia del denaro speso c’era solo la notorietà del musicista. “Probabilmente non avrei partecipato se non avessi conosciuto e apprezzato gli altri dischi di Maroccolo, mi chiedo come possa fare chi non è famoso almeno un po’.” Contando sulla propria cerchia di amici e sui social network, esattamente come ha fatto  Maroccolo. Ogni progetto di crowdfunding dovrebbe partire da lì, e dal fatto che si è sempre “qualcuno per qualcuno”. Così Maroccolo su Facebook ha spiegato il senso della sua iniziativa, ha invitato a sostenerla, e una volta raggiunto il denaro necessario ha iniziato a dare aggiornamenti e notizie: “news from vdb23: oggi si finisce di mixare una canzone di appena quindici minuti … un viaggio!”; oppure: “news from vdb23: oggi io e moka… chiudiamo il primo mix del disco: “torna con me”…suona da pelle d’oca!”.  Così anche Alessandra sa, segue, e partecipa: “E’ due mesi che se ne parla, non vedo l’ora di ricevere il disco”, dice. Poi, però, le sorge un dubbio: “E se poi non mi piace?”. Chissà, forse, alla fine, poco importerà. Oltre al disco e al libro quello che rimarrà ad Alessandra sarà l’esperienza vissuta per averlo, l’attesa, il racconto. Tutto quello che le fa dire oggi, con soddisfazione, “mi piace pensare che in fondo senza di me non avrebbe potuto farlo”.

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