La mia esperienza di social lending. Perché è bello prestare i propri soldi a un’idea, per di più con un buon rendimento.

La mia esperienza di social lending. Perché è bello prestare i propri soldi a un’idea, per di più con un buon rendimento.

“Ho scoperto il social lending circa 4 anni fa” afferma Marco “quando per la prima volta mi sono imbattuto in prosper.com, un sito americano di prestiti tra persone. Mi è piaciuto subito, perché l’idea di poter prestare i miei soldi a persone a cui potessero servire, per di più con un buon rendimento, mi sembrava stupenda. E sono rimasto sorpreso quando anche in Italia le prime community di prestiti tra persone hanno cominciato ad aprire. Troppo spesso le idee furbe si fermano prima del confine!” Il fatto che la partita si giocasse tutta in internet, poi, ha avuto la sua parte. “Internet” prosegue Marco, “ha sempre rappresentato per me il luogo per eccellenza del “fai da te”, dove agire liberamente e soprattutto senza intermediari. Ho iniziato a fare acquisti su ebay quando ancora si chiamava iBazar se devo cambiare auto la cerco su autoscout o su Subito, e non compro un cd in negozio da anni… perchè farlo, se farselo arrivare da play.com costa la metà?”.

L’esperienza di Marco sulla piattaforma di Prestiamoci è iniziata con l’investimento minimo di 1.500 euro, integrato in seguito con due tranche da 500 euro l’una. “Avrei proseguito con una terza tranche” continua Marco “ma nel frattempo ho acquistato casa e le mie disponibilità si sono drasticamente ridotte.” Ciononostante non ha mai pensato di disinvestire il denaro impegnato. Per la sua natura “progettuale”, il social lending rappresenta un investimento a medio-lungo termine, con una durata media di 3 anni”. Di Prestiamoci gli piace la chiarezza, la semplicità del meccanismo, e la coerenza con cui si sta  sviluppando. “Se dovessi riassumerlo in uno slogan”, dice, direi che è un “Social Lending for dummies” perchè è un servizio che permette lo scambio di denaro tra persone qualunque, senza che queste debbano essere maghi della finanza” Importante per Marco anche la partecipazione, sia dello staff sia degli utenti, sul blog del sito. “E’ uno strumento prezioso, perchè consente a prestatori e richiedenti di conoscersi a vicenda, e rendere più “umana” l’esperienza, e perchè da li vengono preziosi suggerimenti e critiche che lo Staff è spesso bravo a cogliere”.

Che fare però se chi richiede il prestito non paga gli interessi? “E’ fisiologico che ci siano richiedenti non paganti”, spiega ancor Marco, “alcuni incorrono in difficoltà momentanee, e dopo pochi mesi, superatele, regolarizzano la posizione.Ci sono però anche altri che per sfortuna o furberia, non pagano più”. In questo caso le procedure di recupero prevedono anche il ricorso alla giustizia civile e, in caso di fraudolenza, a quella penale. “Per questo mi è anche difficile valutare la reale bontà dell’investimento. Mancano ancora dei numeri definitivi. Quello che posso dire è che dopo circa 3 anni, gli interessi accumulati bastano a coprire le rate in ritardo.. Se il recupero crediti fa il suo dovere, ci dovrebbe essere margine per essere soddisfatti”. 

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