I processi collaborativi: opportunità per le aziede

I processi collaborativi: opportunità per le aziede

Non solo Uber, Airbnb e le grandi piattaforme possono beneficiare del modello offerto dall’economia collaborativa ma anche le aziende tradizionali. E’ quanto emerge da un report di Credit Suisse pubblicato qualche tempo fa che propone una lista di 16 aziende quotate in borsa e relativi comparti che nei prossimi anni potranno trarre grandi vantaggi dalla crescita dell’economia collaborativa. Fra questi le assicurazioni, per esempio, che nei neonati servizi collaborativi possono trovare l’opportunità per lanciare nuovi prodotti, come per esempio Geico, gruppo americano, che da poco ha rilasciato un prodotto dedicato specificatamente agli autisti che utilizzano servizi di ridesharing come Uber o Lyft: oppure Guevara digital company inglese che due anni fa ha lanciato l’assicurazione auto condivisa con suddivisione del premio e del rischio fra gruppi di utenti. I grandi tour operator o i portali di viaggio che si occupano di accoglienza, invece, potrebbero affiancare la loro offerta tradizionale con quella dei privati come ha già iniziato a fare, per esempio, Booking.com che attraverso il suo portale permette di prenotare hotel ma anche appartamenti di privati garantiti e controllati dalla stessa piattaforma. La vertiginosa crescita del social lending (prestiti fra pari) che nel 2014 ha raccolto più di 14 miliardi di dollari, invece, può indurre le banche ad attivare partnership con i leader di mercato: Citigroup, terza banca americana, per esempio, promuove il prestito fra pari con la quotata in borsa LendingClub, MetroBank, innovativa banca inglese, con Zopa, sperando entrambi di raggiungere così nuovi clienti. L’aumento dei lavoratori autonomi e degli spazi di co-working può essere linfa vitale per le immobiliari, come Windows on Europe, il gruppo che ha aperto a Milano Copernico, un luogo in cui possono lavorare sotto lo stesso tetto professionisti e grandi imprese che, insieme, propongono iniziative ed eventi che facilitano l’incontro e lo sviluppo di business. C’è poi tutto il mondo dei trasporti che può affiancare ai propri servizi le pratiche peer to peer. Ci provano Dhl e Amazon che stanno sperimentando la consegna a domicilio fra i privati, la prima in Svezia attraverso l’applicazione Myways, la seconda a Seattle attraverso il suo portale. E, infine, le aziende che si occupano di selezione del personale possono beneficiare di servizi come Upwork, attraverso cui è possibile trovare facilmente nuovi professionisti selezionati grazie ai meccanismi di reputazioni tipici delle piattaforme collaborative.

Le formule con le quali sperimentare i processi collaborativi in aziende sono diversi. Si può siglare un accordo con le imprese collaborative come in Italia per esempio ha fatto Venpa, azienda leader nel noleggio di mezzi da cantiere, che con Gnammo organizza cene di lavoro a casa di privati favorendo così un’esperienza più emozionale e informale; oppure proporre la propria piattaforma collaborativa, come Telecom che nel dicembre del 2014 ha aperto Withyouwedo un servizio di crowdfunding per sostenere e finanziare iniziative e progetti in ambito sociale, digitale e tutela dell’ambiente. Terza possibilità è invece inserire processi collaborativi all’interno del proprio modo di fare azienda. Widiba, per esempio, Banca online del Monte dei Paschi di Siena, ancora prima della sua apertura ha costruito una community per confrontarsi su prodotti e servizi desiderati.

Qualunque sia la formula adottata, l’economia collaborativa può diventare un’occasione per le aziende per rinnovare i propri servizi e rispondere a nuovi bisogni. “Ma attenzione”, avverte Stefano Grisenti, capo progetto Vision di Leroy Merlin Italia che sta cercando di portare l’economia collaborativa in azienda, “coinvolgere le persone nei propri processi di business è complicato, ci vuole pazienza, tempo e cultura, altrimenti si fa un’azione di marketing e l’insuccesso è garantito”. Per questo Leroy Merlin ha deciso di partire dai collaboratori fornendo piani di formazione sul campo che prevedono viaggi di scoperta sui luoghi dell’innovazione e la sperimentazione con imprese collaborative.

Articolo apparso sull’inserto di Nova dedicato alla Sharing economy e pubblicato il 17 dicembre 2015

Buone feste e buona lettura
La sharing economy è morta, viva la sharing economy