Home Restaurant: quale futuro? Resoconto del primo incontro organizzato da Sharitaly Storie

Home Restaurant: quale futuro? Resoconto del primo incontro organizzato da Sharitaly Storie

Si è tenuto lo scorso 6 febbraio il primo appuntamento di Sharitaly Storie, Home Restaurant: quale futuro?, in cui si è cercato di comprendere e spiegare il disegno di legge sull’home Restaurant che regolamenta l’attività di ristorazione nelle abitazioni private passato alla Camera il 17 Gennaio 2017 (ne abbiamo parlato qui). All’incontro hanno partecipato l’On.Azzurra Cancelleri della Commissione attività produttive, l’On.Antonio Palmieri e l’On. Veronica Tentori entrambi dell’Intergruppo Parlamentare sull’innovazione, Ester Giacomoni di Vizeat, Cristiano Rigon di Gnammo, Alessandro Tommasi di Airbnb e Luisa Crisigiovanni di Altroconsumo.

Dall’approfondimento sono emersi diversi aspetti della legge sui quali gli intervenuti si sono trovati d’accordo.

Quello, per esempio, di poter effettuare pagamenti esclusivamente online attraverso le piattaforme di social eating, che permettono, secondo i partecipanti, di tener traccia di tutte le transazioni e garantiscono maggiori sicurezze per i consumatori. Altro aspetto considerato positivo è che chi vuole aprire un home restaurant non deve più presentare l’HACCP, (il protocollo volto a prevenire le possibili contaminazioni degli alimenti), ma dovranno tuttavia essere rispettati i requisiti sugli immobili, già previsti comunque per quelli ad uso abitativo (in pratica non si dovrà far nulla). Il cuoco, inoltre, non dovrà neanche presentare la SCIA, ma basterà semplicemente una comunicazione telematica al Comune dove indicare l’ubicazione dell’immobile secondo modalità che verranno stabilite dal MISE. Anche per quel che riguarda la questione assicurativa, la norma è stata considerata sensata da tutti i presenti in aula. Alla richiesta di Vizeat  all’on. Cancelleri su cosa dovesse fare una piattaforme straniera per operare in Italia è stato risposto che le piattaforme straniere dovranno adeguarsi alla normativa italiana.

Dall’incontro sono emersi, tuttavia, anche alcuni dubbi e criticità sulla nuova disciplina.

Il disegno di legge sull’Home Restaurant ha seguito un iter sorprendentemente veloce per la abitudini italiane, e soprattutto precede la legge quadro sulla sharing economy, che dovrebbe rappresentare le linee guida su cui applicare poi le regole specifiche di settore, e che invece è ancora ferma in discussioni nelle commissioni di riferimento, nonostante sia stata preparata e discussa molto prima di quella sull’home restaurant. Se il disegno sull’home restaurant dovesse passare anche in senato e poi la legge quadro dovesse anche’essa venire approvata, sarà necessario armonizzare le due discipline.

Il grosso della discussione è verto intorno ai limiti posti dal disegno di legge: proventi annuali non superiori a 5000 euro e 500 coperti massimo. Si è discusso sulla necessità di porre entrambi i limiti e sul fatto che dalla legge non sembra emergere chiaramente se il limite del profitto fosse al lordo o al netto.

Chiarito dall’on. Tentori che il compenso deve essere considerato al netto delle tasse e delle spese, è stato sollevato un dubbio dal pubblico, che all’interno del regime della prestazione occasionale, dentro alla quale dovrebbero rientrare i compensi dei cuochi, non sia possibile scaricare alcuna spesa. Discussione rimasta irrisolta con pareri contrastanti. Altroconsumo e le piattaforme presenti, inoltre, ritengono troppo vincolante per i cuochi avere i due limiti e sperano che la legge al senato possa essere rivista ponendo solo i coperti come vincolo massimo. Molto discussa anche la norma secondo la quale se un cuoco organizza meno di cinque cene questa attività debba considerarsi “social eating” e non debba sottostare alle regole di cui sopra (comma 2 dell’art.4). Per l’on Tentori questa norma è stata introdotta per avvicinare senza obblighi particolari chi vuole provare a fare home restaurant, e serve per stimolo, molti, invece, comprese le piattaforme presenti, temono che questo comma aumenti confusione e complessità.

Infine un’ultima limitazione contestata all’unanimità è il divieto di esercitare Home Restaurant per chi pratica ospitalità occasionale (Home Sharing). Limitazione che impedirebbe anche a chi decide di affittare la propria abitazione saltuariamente di poter praticare l’attività di ristorazione privata, mettendo gli italiani in condizione di scegliere se mettere in gioco le proprie abilità culinarie o utilizzare una stanza in più disponibile in casa.

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