Economia del dono tutti i giorni, non solo a San Valentino

Economia del dono tutti i giorni, non solo a San Valentino

“Recentemente, soprattutto dagli anni ’90 in poi, ma in modo ancor più significativo negli ultimi cinque anni, il dono è tornato ad essere un tema di grande interesse. Spesso tuttavia lo si è confuso con il baratto, che è uno scambio senza denaro, ma si comporta in modo simile allo scambio di mercato. È una transazione che comporta una maggiore capacità di relazione, ma non ha la stessa portata e la stessa necessità del donare-ricevere-contraccambiare. Si esprime nel mero dare e ridare. Non è una differenza da poco, se ci pensiamo.

Il baratto, e con esso altre forme di scambio non monetario, si diffondono nei momenti di crisi finanziaria, quando gli stati o le istituzioni preposte, non riescono a controllare o addirittura a emettere valuta. È successo tante volte, dalla Caduta dell’impero Romano, fino alle crisi finanziarie in Russia e Argentina. Le tasche vuote di denaro ci costringono ad inventare forme nuove (o forse antiche), creative, per rispondere ai nostri bisogni molto: swap party, monete alternative, couchsurfing, banche del tempo e così via. La cosiddetta sharing economy ha trovato la sua dimensione ideale nel Web: i costi sono bassi e le piattaforme ci consentono di condividere, scambiare e barattare in modo sempre più immediato e semplice. 

Non si tratta di vere e proprie forme di dono, non sempre almeno, perché in alcuni di questi casi non stiamo davvero cercando una relazione o di ricostruire dei legami sociali. Si tratta però di scambi economici che si sottraggono al mercato benché ne riproducano i meccanismi, ma che, con estro e qualche volta genialità, ci fanno ri-apprezzare il piacere di risolvere i problemi quotidiani attraverso la condivisione e un “noi” ritrovato”.

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