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Dal Diario di Unlearning. Prima puntata: una campagna di crowdfunding per partire - Collaboriamo!
 

Dal Diario di Unlearning. Prima puntata: una campagna di crowdfunding per partire

Dal Diario di Unlearning. Prima puntata: una campagna di crowdfunding per partire

Prima puntata del viaggio di Lucio, Anna e Gaia Basadonne che lo scorso aprile sono partiti da Genova, dove vivono, per un viaggio lungo sei mesi durante i quali utilizzeranno solo servizi collaborativi. Il materiale di viaggio sarà poi raccolto da Lucio, di professione videomaker, per preparare un documentario sulle pratiche di sharing economy.

La sfida è questa: viaggiare per sei mesi, utilizzando solo i servizi collaborativi e realizzare un documentario (principalmente registrazione voice over, missaggio audio, finalizzazione tutto il resto è autoprodotto).

Da questo tutto ha avuto inizio. 

Primo problema: finanziare il documentario. Tempo fa avrei dovuto scrivere un soggetto e poi cercare di piazzare la mia idea. Ci avremmo messo troppo tempo. Così abbiamo deciso di lanciare una campagna di crowdfunding che ci avrebbe permesso anche di capire se al pubblico la nostra idea sarebbe piaciuta.

Così circa un anno fa siamo andati in Inghilterra per provare a fare una vacanza utilizzando solo servizi collaborativi. Lì abbiamo girato un promo che raccontava il nostro progetto.

Alla fine del video c’è una sorta di appello: “Ti piace la mia idea? Aiutami a finanziarla”. Se piace le persone possono pre-acquistare il documentario aiutando così a coprire le spese di produzione.

Come comprare il biglietto del cinema con 9 mesi di anticipo. 

Se guardate la nostra pagina Indiegogo vedete quello che abbiamo combinato.

Ho calcolato che oltre la metà di quanto raccolto è arrivato da amici e parenti, la metà da persone mosse solamente dall’interesse del progetto. 

Con Indiegogo impostare una pagina per “raccoglier fondi” è molto semplice ma il sito non ti aiuta certo con la promozione. Abbiamo così incontrato Beppe, un ragazzo che si è inventato il mestiere di Crowdfunding Manager e che ci ha aiutato, per una piccola percentuale, a programmare la campagna, preparare i comunicati stampa e trovare i destinatari giusti.

A proposito di percentuale: Indiegogo si prende il 4% di quanto raccolto se si raggiunge la cifra richiesta, il 9% per cento se non ci riesci. Aggiungi le commissione paypal, il costo delle spedizioni, dei DVD e tutta l’energia spesa a seguire la campagna i conti non tornano perfettamente ma i lati positivi del crowdfunding sono molti:

Partiti con la campagna il video ha avuto un ottimo riscontro e fra versione italiana, inglese, vimeo, facebook e repubblicaTV (a cui abbiamo mandato il comunicato stampa e che ha miracolosamente pubblicato il trailer!) le visite sono state più di 20.000. Circa 2000 iscritti alla pagina facebook in un mese: insomma il progetto ha riscontrato interesse, e questo ti dà una bella forza.

Abbiamo scelto una campagna flessibile: con questo tipo di finanziamento quanto raccolto arriva sia se raggiungi la soglia prefissata sia se non la raggiungi. Quindi in ogni caso bisognava partire :). Psicologicamente è stato un modo per “obbligarci” a partire e non avere più altri alibi mentali per lasciar perdere.

L’esserci messi in gioco con un rapporto diretto con il pubblico ci ha permesso di affinare il progetto e di metterlo a fuoco. Abbiamo capito i punti deboli (e i social network sono impietosi) e pubblicato un secondo trailer che rispondesse alle domande più frequenti di chi incappava nel nostro progetto. Se non ci fossimo esposti con il pubblico non sarebbe stato possibile.

Anche se il documentario ancora non esiste la campagna di crowdfunding è comunque un oggetto virtuale ma tangibile: ovvero c’è qualcosa di cui parlare. Se il progetto fosse stato solo nella nostra mente sarebbe stato difficile trovare un riscontro dei media. GreenMe, Internazionale, EraSuperba, Terra Nuova, Collaboriamo e molti giornali e blog hanno parlato di noi e hanno dato risonanza alla cosa. La Fiera di Primavera di Genova ci ha scoperto e ha barattato il suo ufficio stampa con la nostra presenza in Fiera dandoci un grande risalto nel loro “Laboratorio delle Idee” che speriamo possa ampliarsi nei prossimi anni.

Fortunatamente Unlearning non ha bisogno di molto denaro perchè le apparecchiature già le possediamo e il viaggio che racconterà si finanzia con i servizi collaborativi.

Come?

Il prossimo mese vi racconteremo di come Homelink e Airbnb e Timerepublik si stanno occupando della nostra casa nel centro di Genova e di come, grazie a Reoose abbiamo fatto spazio in casa barattando quello che non ci serviva con oggetti utili al viaggio.

Alla prossima!

Lucio e Anna Basadonne

www.unlearning.it

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