Come bilanciare i vantaggi della sharing economy con strutture e normative obsolete? Il dibattito negli USA

Come bilanciare i vantaggi della sharing economy con strutture e normative obsolete? Il dibattito negli USA

Come bilanciare gli indiscutibili vantaggi della sharing economy con strutture e normative cittadine obsolete sul tema? Ovvero: è importante stimolare riduzione dello spreco e dei costi, maggior efficenza e funzionalità, avvicinare tra loro le persone e creare community – oltre a consentire di risparmiare o raggranellare qualche euro in più. Ma se il “business casalingo” cresce troppo rapidamente, spingendo il movimento globale mirato a trasformare (in meglio) l’ambito sociale e finanche culturale, be’, allora qualcuno inizia a preoccuparsi e suggerisce prudenza.

È questo il focus di un intervento su Zocalo Public Square – spazio online non-profit dedicato a “collegare tra loro persone e idee” curato dal Center for Social Cohesion presso la Arizona State University – e ripreso dal sito del noto settimanale Time.

Riferendosi in particolare alla situazione californiana, dove risiedono e operano la gran parte di queste “sharing companies”, Joe Mathews sostiene che il «nostro Stato potrebbe ritrovarsi impelagato per anni in battaglie politiche, legali e commerciali legati ai servizi di condivisione». Puntando a evidenziare quello che viene definito il “lato oscuro” di Airbnbn e simili, o meglio: certe disfunzioni e rischi, tanto inevitabili quanto superabili, tipici della prima fase di qualsiasi pratica innovativa.

Il pezzo non manca ovviamente di citare le recenti proteste contro Uber, Lyft e Sidecar dei tassisti di varie città Usa, estesesi rapidamente alle metropoli europee, inclusa Milano

Questi due passaggi-chiave dell’articolo: «Considerato che questo nuovo modello economico può portare alla completa revisione della pianficazione urbana, delle varie licenze e di altre norme consolidate, le amministrazioni locali della California sono troppo deboli e senza soldi per potervi far fronte in maniera adeguata. … Sono molti i conflitti potenziali che si delineano minacciosi all’orizzonte: Chi è responsabile se il tuo cane morde mio figlio mentre sta con me? Che tipo d’assicurazione, training e licenze servono per garantire la piena sicurezza quando un autista di Uber mi porta in macchina all’aeroporto? E cosa fa Airbnb se non riprogettare le zone residenziali in spazi per hotel?».

Questioni in fondo già note, nonché oggetto di discussioni e interventi amministrativi a livello locale, a cui rispondono in maniera nettamente opposta i commenti in calce allo stesso pezzo. «La mia paura è che qualsiasi regolamentazione, locale o federale, possa far fuori l’enorme potenziale che sfrutta l’ubiquità e l’accessibilità di internet a favore dell’individuo qualunque», scrive un utente. E aggiunge un altro: «Interessanti premesse, ma i potenziali conflitti non costituiscono motivo sufficiente per bloccare il progresso e il cambiamento».

Nè manca un rilancio finale assai lucido: «La gente usa questi servizi. A volte emergeranno dei problemi, e allora le stesse persone coinvolte e forse qualche norma aggiusteranno le cose. Forse quest’articolo vuole ‘avviare il dialogo’? Questo può essere di tre tipi: proporre storie negative, da cui tutti noi possiamo imparare qualcosa; instillare paura del cambiamento, che porta soltanto alla commiserazione; nuove idee per l’imprenditoria della condivisione, cosa decisamente interessante per tutti».

Inutile insomma fasciarsi la testa prima di essersela rotta, meglio anzi dare una valenza positiva a simili riflessioni, in quanto spunto utile per trovare soluzioni adeguate ed efficaci, in maniera collaborativa e per tutti i soggetti coinvolti. Proprio nello spirito dell’inarrestabile social sharing.

–Bernardo Parrella

Bernardo Parrella. vive da anni nel Southwest Usa e collabora come giornalista freelance, editor, traduttore e attivista con testate e progetti italiani e internazionali. L’ultima sua traduzione è “Rewire” di Ethan Zuckerman presso Egea/Bocconi. 

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