Collaborazione e condivisione cambiano il modo di fare cultura

Collaborazione e condivisione cambiano il modo di fare cultura

“Le Avventure di Pinocchio si compongono di 36 capitoli. La lettura e riscrittura del libro è partita il 10 novembre e andrà avanti fino al 20 gennaio 2015, ovvero si protrarrà per 72 giorni: un capitolo ogni due giorni. Ogni riscrittore è libero di leggere e poi riassumere, parafrasare, commentare e creare libere associazioni a partire dal testo attraverso brevi messaggi di 140 caratteri usando l’hashtag #TwPinocchio, seguito da /01, /02, /03 ecc. per indicare il numero del capitolo”.

Pronti, via, si gioca con la letteratura. Attraverso la piattaforma Twitteratura è possibile riscrivere e pubblicare la propria versione di Pinocchio, o di altri romanzi, che, di volta in volta, la piattaforma propone di rivisitare. Nel corso del progetto ogni partecipante potrà creare un Tweetbook che raccoglie i migliori tweet prodotti dalla comunità in forma di libro elettronico. La piattaforma anima la comunità – ma anche le scuole per le quali è previsto un percorso semplificato – che partecipa, interpreta e riscrive mentre le opere d’arte cambiano, rivivono, si diffondono.

Le logiche collaborative promosse dalle tecnologie digitali permettono di vivere l’arte ma anche il cinema, la musica e la letteratura in modo più personale, promuovendo nuovi modi di fare cultura e nuove modalità di diffonderla.

Non esiste nel mondo un Airbnb della cultura, nel senso che non c’è ancora una piattaforma digitale di successo che sfrutta le logiche collaborative per avvicinare l’offerta e la domanda di servizi culturali.

Sharing culture col crowdfunding

Esperimenti, tuttavia, ce ne sono molti anche perché il mondo della cultura è stato forse il più duramente colpito dalle logiche collaborative (si pensi come Wikipedia, ma anche a Bit Torrent e MySpace abbiano cambiato il mondo della musica e dell’editoria). Non è un caso, quindi, che una delle prime piattaforme collaborative italiane dedicata alla cultura risalga addirittura al 2005, anno in cui è nata Produzioni dal basso, il servizio di crowdfunding che ha lo scopo di finanziare qualsiasi forma di autoproduzione.

E sempre di cultura si occupa Musicraiser, la piattaforma di crowdfunding dedicata alla musica che può vantare un tasso di crescita più alto di Kickstarter. L’attenzione del mondo della cultura verso il crowdfunding si spiega con la necessità, quasi cronica, di cercare nuove forme di finanziamento, ma anche con l’esigenza di misurare la propria credibilità e di trovare il pubblico ancora prima della diffusione della opera.

Sharing culture tra vicini

Al di là del crowdfunding le logiche collaborative – quelle che mettono direttamente in contatto le persone per scambiare, condividere beni o per partecipare alla costruzione di valore condiviso – sono un modello che si applica facilmente a diversi ambiti.

TeatroXcasa è una piattaforma che organizza eventi teatrali nelle case dei privati; SuperFred, invece, mette in contatto persone che vivono vicino per condividere o scambiarsi un libro; Movieday (ancora in fase di lancio) è un servizio che propone una proiezione personalizzata dei film nelle sale cinematografiche; GuideRight, invece, promuove la valorizzazione del territorio e delle sue competenze.

Tutte queste piattaforme interpretano in maniera diversa il binomio cerco-offro tipico dei servizi collaborativi, dimostrando quanto questo modello possa stimolare la creatività, inventando nuovi modi di fare cultura e raggiungendo così un pubblico sempre più ampio.

Gli editori sperimentano

In questo contesto anche gli interlocutori tradizionali iniziano a sperimentare, attivandosi anche maggiormente rispetto ad altri ambiti. Italy in a Day, per esempio, è un documentario realizzato da Gabriele Salvatores l’anno scorso a partire da 45.000 video caricati dagli italiani a seguito di una campagna lanciata dallo stesso regista.

Il corto Remeber della Inside di Luca Argentero è frutto di idee, condivisione e scelte degli utenti del magazine Best Movie. Dario Argento ha lanciato una campagna di crowdfunding per realizzare il suo nuovo film con Iggy Pop alla ricerca non tanto di denaro quanto di nuovi pubblici e di promozione.

Advance, casa editrice inglese, ha invece sperimentato l’editing condiviso, mentre Il British Museum ha lanciato MicroPasts, una piattaforma che unisce accademici, ricercatori, appassionati e associazioni per farli collaborare nell’ideazione e realizzazione di nuove ricerche.

In tutti questi esperimenti cade la barriera tra pubblico e artista permettendo a ognuno di diventare attore, scrittore, regista, produttore, ricercatore o di rimanere semplicemente spettatore

Che sia, infatti, il teatro in casa di privati, la visione collettiva di un film al cinema, il finanziamento di un’opera o la co-progettazione di un libro, di un corto o di una ricerca, la cultura non si apprende più in maniera passiva ma si sperimenta in una dimensione molto più emotiva e personale.

Nuove esperienze che, proprio perché vissute, diventano più facilmente raccontabili, favorendo diffusione e divulgazione. Poi è chiaro che, allargando il pubblico e anche il numero dei protagonisti, non sempre tutto può essere di qualità, ma a giudicare dai tweet che arrivano su Pinocchio, il gioco vale decisamente la candela.

Questo post è stato pubblicato su Che Futuro 5 gennaio 2015

La rassegna stampa della sharing school (post in aggiornamento)
I nostri migliori contributi del 2014. Buone feste!